“Foodlaw per i prodotti BIO”. Stiamo usando correttamente questa terminologia?

Scrivo questo post poiché tra i lettori vi sono molte deliziose aziende BIO con prodotti fantastici e credo possa essere loro di aiuto.

Mi è stato proposto di parlare di tematiche legali relative al BIO e lo faccio molto volentieri.

Quando una impresa va sul mercato e usa i termini BIO sul package deve farlo in modo oculato. Così come quando comunica ad altri che è una impresa BIO.

Insomma le imprese devono essere coscienti di come usano il termine BIO e togliere ogni ambiguità su di esso.

A questo scopo riporto alcune importanti specifiche dallo Studio Legale Fidone  – specializzato nella complesso delle normative afferenti alla Food Law  -attraverso 5 tips

Ecco i 5 consigli sotto forma di cose da sapere:

  • Come usare correttamente il termine BIO. I riferimenti normativi
  • Riferimenti normativi sui controlli di qualità
  • Cose da sapere sul Packaging alimentare
  • Cose da conoscere sulle etichettature dei prodotti alimentari
  • Cose da sapere sulla tracciabilità dei prodotti alimentari 

Frullato Banana, Kiwi, Mandarino e Spinaci: ottimo per spuntini e prime colazioni ????

Cose da sapere  #1: usare correttamente il termine BIO. I riferimenti normativi

BIO è una tematica legale: non basta amare la natura per definire i propri prodotti come Prodotti BIO

Forse non tutti sanno che per essere BIO occorre sottostare a metodi di produzione certificati e normati da leggi e discipline.

I prodotti alimentari denominati “bio” è debbono sottostare  ad un particolare metodo di coltivazione e di allevamento effettuato tramite l’impiego di sostanze naturali, con l’esclusione tassativa di sostanze di sintesi chimica.

I prodotti alimentari di origine “bio” trovano la loro disciplina, a livello comunitario, nei Regolamenti CE n. 834/07 e n. 889/08, sostitutivi del precedente Regolamento CEE n. 2092/91, i quali stabiliscono che le indicazioni sul metodo di produzione biologico dell’alimento e i dati relativi al controllo effettuato devono essere necessariamente inserite nell’etichetta del prodotto biologico.

In linea generale, il prodotto può essere considerato “bio”, ai sensi del Reg. CE n. 834/07, qualora lo stesso sia composto principalmente da ingredienti di origine agricola; gli ingredienti di origine non agricola, se impiegati, devono essere scelti tra quelli indicati nell’allegato VIII del Reg. CE n. 889/2008.

Cose da sapere  #2: se sei BIO, il tuo metodo di produzione viene giustamente controllato

Più che un consiglio è un dato di fatto.

Gli organismi al controllo dei prodotti alimentari hanno il giustamente compito di verificare le condizioni igienico-sanitarie relative alle varie fasi che caratterizzano la filiera alimentare, sino alla commercializzazione dei prodotti alimentari stessi.

Con il D.P.C.M. n. 59/2014 (regolamento di organizzazione del Ministero della Salute), è stata istituita la Direzione generale degli organi collegiali per la tutela della salute, in cui opera il C.N.S.A. (Comitato Nazionale per la Sicurezza Alimentare).

Il Comitato in questione valuta, da un lato, il rischio alimentare, dall’altro tende a favorire lo scambio di informazioni tra produttori e consumatori, indirizzando il cittadino ad un consumo consapevole e corretto dei prodotti alimentari.

Cose da sapere #3: il Packaging e gli imballaggio: le norme che devi assolutamente conoscere

Il Packaging ha due funzioni fondamentali:

  • È  finalizzato a proteggere un prodotto alimentare dai molteplici processi di alterazione che potrebbero riguardarlo.
  • E’ uno strumento di marketing e pone in evidenza determinate caratteristiche di qualità del prodotto stesso

Gli imballaggi, invece, disciplinati dal D. Lgs. n. 152 del 2006 (c.d. “Codice dell’Ambiente”) il quale, all’art. 218, comma 1, lett. a) definisce l’imballaggio come “il prodotto, composto di materiali di qualsiasi natura, adibito a contenere determinate merci, dalle materie prime ai prodotti finiti, a proteggerle, a consentire la loro manipolazione e la loro consegna dal produttore al consumatore o all’utilizzatore, ad assicurare la loro presentazione, nonché gli articoli a perdere usati allo stesso scopo”.

Agli imballaggi, ed alla loro gestione, si applicano, altresì, la normativa comunitaria che disciplina i M.O.C.A. (Materiali e Oggetti a Contatto con Alimenti), nonché le norme contenute all’interno del “pacchetto igiene”, ossia quelle dei quattro regolamenti comunitari nn. 852, 853, 854 e 882 del 2004.

Etichettatura dei prodotti alimentari: Studio Legale Fidone "Food law"

Cose da sapere #4: etichettatura dei prodotti alimentari

Il Regolamento UE n. 1169/2011 ha introdotto, sin dalla sua diretta applicazione negli Stati membri dell’Unione Europea, modifiche sostanziali in merito alla etichettatura dei prodotti alimentari, aggiornando e semplificando le norme precedenti dettate in materia.

La ratio della normativa europea trova il suo fondamento nella necessità di tutelare la salute dei consumatori e di assicurare un’informazione trasparente.

Si parla di “etichettatura” in caso di “menzione, indicazione, marchio di fabbrica o commerciale, immagine o simbolo che si riferisce a un alimento e che figura su qualunque imballaggio, documento, avviso, etichetta, nastro o fascetta che accompagna o si riferisce a tale alimento”.

Gli operatori del settore alimentare sono tenuti ad inserire sulla confezione del prodotto o in etichetta la “dichiarazione” o “etichetta nutrizionale”, la quale riguarda l’insieme di informazioni per i consumatori in merito alla composizione degli alimenti, al fine di aiutarli ad adottare scelte consapevoli nell’acquisto dei prodotti alimentari.

Cose da sapere #5: tracciabilità dei prodotti alimentari 

Tracciabilità dei prodotti alimentari: Studio Legale Fidone FoodlawDue aspetti fondamentali relativi alla sicurezza alimentare sono rappresentati dalla:

  • “rintracciabilità”  dei prodotti alimentari
  • dalla “tracciabilità” dei prodotti alimentari

La “rintracciabilità” trova il suo referente normativo nel Regolamento CE n. 178/2002 e consiste nella possibilità di ricostruire e seguire il percorso di un prodotto alimentare attraverso tutte le fasi della filiera alimentare, sino alla fase della produzione. L’obbligo normativo imposto agli operatori del settore agroalimentare è quello di essere in grado di individuare i propri fornitori di materie prime; ad essi, infatti, non viene richiesto di risalire all’origine della produzione primaria, ma di individuare il soggetto che gli ha fornito il prodotto alimentare.

La “tracciabilità” consiste, invece, nella possibilità di conservare l’identità del prodotto dalla fase della produzione, attraverso la trasformazione e la distribuzione, sino al consumatore. La normativa europea che disciplina “rintracciabilità” e “tracciabilità” risponde ad una semplice finalità: tutto ciò che entra nella catena alimentare deve “conservare” traccia della propria storia, seguendone il percorso che va dalle materie prime sino all’erogazione al consumatore finale e viceversa. L’obbligo di controllo viene imposto dal legislatore europeo agli organismi che devono vigilare sulla sicurezza alimentare del cittadino ed evidenziare eventuali situazioni di pericolo attraverso la conoscenza della “dinamica” dei vari processi produttivi.

Prima di agire, rivolgiti ad un legale specializzato in Food Law

“Le imprese sono insiemi di persone normali focalizzate ad uno scopo eccezionale” P. Drueker

Questa frase è emblematica e ci deve fare riflettere. Ognuno di noi è specializzato in un aspetto: una impresa nel settore dell’alimentazione, nel preparare cibi deliziosi.

Ma per fare in modo che i nostri cibi siano deliziosi dobbiamo essere più che normali, dobbiamo essere eccezionali.

E l’eccezionalità si misura in specializzazione. Per questo motivo il FaiDaTe nella giurisprudenza non aiuta.

L’aspetto legale deve essere curato da uno studio legale specializzato nella Food Law

lo studio Fidone fa proprio questo

Buzzoole

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Nel lavoro mi occupo di social media, nel raro tempo libero come #socialmediadetox mi piace occuparmi di giardinaggio, cucina, cinema, meditazione orientale. Buddista peccatore, qui cerco di redimermi, quantomeno ci provo ?

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